Tamagnini, La poesia del segno, apre a Vernio la mostra dedicata ai novant’anni dell’artista, curata dalla figlia Tatiana Tamagnini e da Alessia Cecconi, storica dell’arte e direttrice della Fondazione CDSE.
Inaugurazione venerdì 31 luglio alle 21 nella Galleria e nell’Oratorio di Palazzo Bardi, San Quirico di Vernio.
TAMAGNINI – La poesia del segno
Oratorio di S. Niccolò e Galleria di Palazzo Bardi
31 luglio – 13 settembre
Orario: lun-ven 9-13, sab 16.30-19.30 (su prenotazione scrivendo a comune@comune.vernio.po.it)
Rende omaggio a Primo Tamagnini, nell’anno in cui compie novant’anni, la mostra estiva allestita nella Galleria e nell’Oratorio del Casone di Vernio, testimoniando la vitalità e l’inesauribile creatività di questo artista che ha fatto del segno e del suo incessante divenire la cifra della sua produzione.
Promossa dal Comune di Vernio e dalla Fondazione CDSE, l’esposizione è corredata dal catalogo che la presenta con la riproduzione delle opere. “Il tratto distintivo per l’artista Primo Tamagnini è il segno, la pennellata, il marcare un gesto con una punta di grafite, il posizionare un tassello di un mosaico con lo slancio e la leggerezza di una piuma al vento”, spiega la presentazione del catalogo sottolineando come sulla soglia dei 90 anni l’artista conservi l’energia e le prospettive di un ragazzo.
Una mostra che celebra quasi un secolo di ispirazione e dedizione all’arte e riscopre il legame con la Montepiano di Saetti, di Breddo, di Burattin, con la fitta trama di relazioni che ha come scenografia le verdi foreste e come occasione la villeggiatura creativa nel borgo montano.
Tamagnini, infatti, con la moglie Mirella, visita Montepiano per la prima volta nel 1962, da turista, attratto da quell’aria fresca decantata a Prato, città dove si era trasferito da poco. Negli anni intreccerà più volte il suo percorso con gli artisti che eleggeranno Montepiano a loro buen retiro, in particolare con Breddo, direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Firenze e con Bruno Saetti, che si sposta da Montepiano a Prato per visitare la mostra di Tamagnini al Ridotto del Metastasio. Negli anni Settanta e Ottanta, l’artista frequenta il collezionista Giuliano Gori e il pittore Rinaldo Frank Burattin, nonché critici locali e nazionali che apprezzano, supportano e divulgano la sua opera.
Nato in una famiglia di contadini nella sua amata Valdichiana, arriva a Prato nel 1960, dove incontra imprenditori e operatori nel mondo della cultura che faranno sbocciare il suo talento.
La sua prima produzione è improntata a un espressionismo figurativo con opere che tra il 1967 e il 1977 vincono decine di concorsi di pittura. Alla fine degli anni ‘70 il linguaggio artistico di Primo progredisce verso l’informale. È il momento dei polittici di Spazio, colore, forma presentati dai maggiori critici dell’epoca: Argan, Lambertini, Carluccio, Sanesi, Maugeri, Vivaldi, Natali e l’amico giornalista e critico Riccomini. Espone con personali a Prato e in giro per l’Italia, Palazzo Diamanti a Ferrara, Palazzo Strozzi a Firenze, i Musei Civici a Macerata e gallerie importanti a Faenza, Bolzano, Ravenna, Bologna.
Nel 1981 Tamagnini conosce l’imprenditore e collezionista d’arte Bruno Tassi e tra loro nascerà un sodalizio prezioso per l’artista: Tassi gli farà incontrare Carlo Ludovico Ragghianti, che riconoscerà il pregio dell’opera di Tamagnini, e gli mette a disposizione l’ex Chiesino di San Jacopo a Prato. Nasce il ciclo dei paesaggi, i grandi polittici, i lavori in metallo. Tamagnini, infatti, nei decenni sperimenta pittura, acquaforte, acquarello, grafica, scultura, rilievi in metallo, polittici, installazioni artistiche, pastello, infinite tecniche, la sua ricerca all’insegna del segno come orientamento vitale, fino ai meravigliosi mosaici realizzati nel 2026, esposti per la prima volta in occasione di questa mostra.
