MUMAT, museo delle macchine tessili, Vernio
Cardato Memories, coperte di famiglia dal Mulinnovo di Vernio alla Prato anni Cinquanta (1 agosto – 26 ottobre)
Inaugurazione venerdì 1 agosto alle 21
Famiglie e aziende tessili hanno aperto i loro armadi e archivi per prestare coperte e cimeli simbolo della rinascita industriale del dopoguerra
Fra la carda e il filatoio nella grande sala che ospita il Museo Mumat delle macchine tessili a Vernio stanno per comparire le coperte, i plaid e gli scialli degli anni Cinquanta. Per la mostra “Cardato Memories” la comunità di Vernio, famiglie e collezionisti privati, hanno spalancato armadi e bauli facendo riemergere i capolavori di lana e lana cardata del Lanificio Val Bisenzio, nell’antica area produttiva del Mulinnovo.
L’allestimento, promosso dal Comune di Vernio e realizzato dalla Fondazione CDSE nell’ambito della rassegna Prato50, dopo una lunga ricerca che ha coinvolto anche alcune delle più impor-tanti aziende tessili del territorio, si inaugura venerdì 1 agosto alle 21 al Mumat.
“Una produzione molto particolare quella delle coperte, che in Val di Bisenzio ha avuto un ric-chissimo sviluppo fino agli ’60 del secolo scorso. Al Mumat avremo modo di ammirare alcuni pezzi unici, come la coperta Pinguino, protagonista anche degli spot di Carosello – sottolinea la sindaca Maria Lucarini – Grazie alle tante famiglie che ci hanno aiutato e alle aziende che ci hanno permesso di realizzare davvero una mostra condivisa con tutta la comunità”.
“Dagli anni Cinquanta e fino alla metà degli anni Settanta le coperte sono un must in ogni fa-miglia e si affermano come oggetti immancabili per i più svariati usi – spiega la storica del CDSE Luisa Ciardi – Non soltanto come tessuti di pregio nel corredo di novelli sposi, ma come oggetti di uso comune e familiare, spesso ripiegati sul portapacchi della Vespa o della Lambretta per le scampagnate e le gite al mare”.
All’allestimento hanno collaborato le aziende tessili Cangioli 1859, che ha messo a disposizione per la mostra la famosa coperta Pinguino che ha fatto la storia degli anni ‘60, l’Industria Italiana Filati della famiglia Lucchesi, che ha prestato una preziosa coperta cardata del 1951, simbolo della rinascita tessile pratese nel dopoguerra, e l’azienda Pecci Filati, dell’omonima famiglia, produttrice di plaid scozzesi di gran moda alla fine degli anni Cinquanta. Particolare anche il coinvolgimento della tipografia Gori Filiberto, attiva dal 1956, che realizzò molte delle etichette e dei marchi che affiancavano quelle specifiche produzioni.
La storia delle coperte della Val di Bisenzio comincia in realtà a Mulinnovo, a sud dell’abitato di Mercatale. Nel 1896 l’opificio viene acquistato da Angelo Peyron, industriale piemontese, per la riparazione e fabbricazione di tappeti di tipo orientale. Per questa attività vengono impiegate le ragazze del luogo, esperte nella tessitura e annodatura: le Fabbrichine. Ben presto il tappetificio amplia la produzione, trasformandosi in Lanificio Val Bisenzio. Realizza tappeti, plaids e coperte e lo stabilimento nel 1903 conta già 109 operai, 41 uomini e 68 donne. Dagli anni ’20 fabbrica anche articoli di minor pregio ma di più ampia diffusione: coperte da viaggio, plaids, gualdrappe e coperte per cavalli, guide e panni per mobili. Nel 1927 le maestranze sono salite a circa 400 operai. Oltre ai 40 telai alla turca per tappeti, ci sono 50 telai a jacquard per la lavora-zione delle coperte e un reparto di filatura con 5 assortimenti e 1200 fusi. Dopo la guerra la fabbrica viene venduta e fino al 1966, anno della definitiva chiusura, la produzione si concentra sulla coperta da corredo, un prodotto popolare, presente in ogni famiglia, realizzato con lo stesso logo che era stato della ditta Peyron.
Ma le coperte e i plaids fanno davvero la fortuna dell’industria pratese del dopoguerra. Negli anni Cinquanta l’industria pratese deve fare i conti con una difficile ripresa economica. Alcune aziende ripartono con la produzione di plaid e coperte e hanno fortuna. Molte sono le produzione seriali spesso a basso costo, con tessuto grossolano di lana cardata, inizialmente in tinta unita, nei toni del rosa, marrone o del beige, poi anche con fantasie ispirate ai quadri scozzesi e double-face.
Dagli anni Cinquanta fino alla metà degli anni Settanta il plaid diventa un oggetto di gran moda, design e arredamento: lo troviamo gettato con ostentata indifferenza sui divani nei salotti bene, lasciando intravedere il marchio delle prime case di moda internazionali (come Gucci) che già utilizzavano tessuto pratese
Sabato 13 settembre, ore 15.30 MUMAT, Museo delle Macchine Tessili di Vernio
un mercatino di riciclo di giochi e libri per bambini a cura delle associazioni (il ricavato andrà in beneficenza) e il laboratorio tessile creativo Cardato Rigiocato, crea il tuo astuccio con vecchi plaids a cura dell’artista Francesca Bernini
a seguire merenda per i partecipanti e visita guidata alla mostra Cardato Memories a cura della Fondazione CDSE
partecipazione gratuita, prenotazione obbligatoria scrivendo a info@fondazionecdse.it
Una serata dedicata alle etichette e ai marchi che hanno reso famose le stoffe e i plaids di Prato nel mondo.
Venerdì 24 ottobre, ore 21 Mumat – museo delle macchine tessili
Cammelli, pinguini e altri animali fantastici. Storia delle etichette che hanno accompagnato le coperte di Prato nel mondo a cura della Fondazione CDSE, in collaborazione con la Tipografia Gori Filiberto. Partecipazione libera

