La tela di Sonia. Affetti, famiglie, arte nelle memorie di una maestra ebrea

A ottant’anni dalle leggi razziali fasciste, entrate in vigore nel 1938, le memorie di una giovane maestra allora ventenne e oggi centenaria, Sonia Oberdorfer, svelano quale violento impatto abbiano prodotto sulla vita e sul mondo degli ebrei fiorentini e toscani di allora.

Ricordo ancora l’ira con cui papà, di ritorno dal lavoro, dal quale era stato allontanato, scagliò a terra il distintivo del partito che tutti gli impiegati statali dovevano portare all’occhiello – mette per scritto Sonia Oberdorfer molti anni dopo gli eventi – Lea e io non potemmo più insegnare nelle scuole pubbliche. La nostra reazione si concentrò sul presente immediato: io trovai un posto di collaboratrice domestica, allora si diceva donna di servizio, presso una famiglia di ebrei”.

La tela di Sonia, appena pubblicato per i tipi della Giuntina, dall’Istituto storico della Resistenza in Toscana e dalla Fondazione CDSE, è una storia di affetti quotidiani ed eventi epocali, guerre e persecuzioni, in cui compaiono anche personalità del mondo culturale e artistico, che si incontrano nelle pagine dattiloscritte dall’insegnante vissuta tra Firenze a Genova, che – con la sua famiglia – riesce fortunosamente a sfuggire alla deportazione (riparano nella tenuta di famiglia, a Porcozzone, vicino a Senigallia, nelle Marche).

Insieme alle vicende di Sonia e della sorella Lea, licenziate dalla scuola in cui insegnano, emergono le figure dello zio Giorgio Castelfranco, lo storico dell’arte cacciato dalla direzione delle collezioni di Palazzo Pitti; del padre licenziato dalle ferrovie, dei cugini Giovanna e Paolo Castelfranco che da un giorno all’altro partono per la Svizzera e poi per gli Stati Uniti “nel silenzio”. Si salveranno grazie alla vendita della preziosa e ineguagliabile collezione dei De Chirico di famiglia (l’artista è stato un grandissimo amico di Giorgio Castelfranco). Ci sono le presenze degli amici di tutti i giorni che, asserviti al fascismo, tradiscono consuetudini e affetti. Ci sono gli amici più fedeli, come Rodolfo Siviero, che resterà un punto di riferimento per Castelfranco e la sua famiglia.

Il volume- che è curato da Marta Baiardi, Alessia Cecconi e Silvia Sorri – sarà presentato in occasione del Giorno della Memoria 2018. Si tratta di un affresco esistenziale – lucido, doloroso e ironico allo stesso tempo – dove si narrano le abitudini e la quotidianità di una famiglia della piccola borghesia ebraica nella prima metà del Novecento che vengono spazzate via dall’avvento delle leggi razziali.

DISPONIBILITA’: sì

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