Boschi di memorie sull’Appennino. Itinerari narrativi della Val di Bisenzio tra reale e meraviglioso

Il volume Boschi di memorie sull’Appennino. Itinerari narrativi della Val di Bisenzio tra reale e meraviglioso è il frutto del lavoro di un anno ma anche dell’attività quasi quarantennale del CDSE, da sempre dedicata alla conservazione del patrimonio immateriale della Val di Bisenzio.
La Val di Bisenzio ha maturato nel tempo un immaginario ricco e unico, grazie anche alla presenza di scenari naturali aspri e di grande suggestione. La particolarità geostorica ha portato alla creazione di leggende e alla trasmissione di repertori favolistici universali ma contestualizzati in varianti legate alle foreste e alla macchia. Nello stesso tempo i boschi della Val di Bisenzio sono stati nei secoli fortemente antropizzati e utilizzati come strumento di vita, lavoro, sostentamento di intere comunità, che poi hanno visto collassare questo legame ancestrale uomo/bosco con la distruzione a seguito della Linea Gotica e con l’abbandono nel Dopoguerra per il tramonto dell’agricoltura montana. Il bosco è diventato quindi un archivio unico di memoria del Novecento dove si coniugano “l’immaginario” e “il meraviglioso” (fonti orali su fiabe e leggende) con il “quotidiano” e il “reale” (fonti orali e documenti archivistici su storia del lavoro e costruzione della Linea Gotica).
Il volume, dopo una necessaria inquadratura teorica e metodologica, è organizzato per itinerari sul territorio: ogni capitolo si compone di un’introduzione all’area e alle condizioni ambientali/antropiche che hanno determinato il diffondersi di certi repertori; seguono i “luoghi dell’immaginario”, ovvero i patrimoni narrativi raccolti, e i “luoghi del reale”. Completano i capitoli cartine e percorsi trekking per esplorare in sicurezza i luoghi citati nelle memorie popolari e nelle leggende della Val di Bisenzio. E’ quindi un libro che da una ricerca sul patrimonio immateriale diventa anche strumento di valorizzazione culturale del territorio, di esplorazione consapevole da parte della comunità e di possibile sviluppo turistico.

disponibilità: SI

Ritratti di famiglia e intrecci pratesi (1750 – 1950)

Annalisa Marchi, Ritratti di famiglia e intrecci pratesi (1750-1950). Dagli Appennini alle Alpi per riannodare i fili della piccola e grande storia, Fondazione CDSE editore, 2020.

C’è un tempo nella vita in cui si ha voglia di conoscere gli avi. E in questo libro di Annalisa Marchi il vago desiderio si trasforma in ricerca storica, basata su documenti d’archivio, un diario del 1920-21, fonti orali, memorie familiari e 75 fotografie d’epoca.
La voglia di scoperta diventa ricostruzione di un passato scandito in tre parti, ciascuna delle quali corrispondenti ad un secolo, dalla metà del ‘700 al 1950. Si racconta di generazioni di Magheri, Vannini, Frosini e molto di più: nel microcosmo pratese che costituisce l’incubatore di tante storie minime, a volte intersecate con la grande storia che attraversa la vita di personaggi realmente esistiti. Contadini di uno stesso podere dei sobborghi, per secoli: canapini e artigiani del rame e del legno, tintori di lane, che rivivono con l’orgoglio del proprio mestiere. A volte anche prestigioso, se prendiamo il caso di quel Domenico Magheri “pratensis” che nel 1795 realizzò l’orologio ancora esistente nel Duomo di Prato.
Legami che si perdono e altri che si stringono, pagina dopo pagina. Soprattutto, dalla prima all’ultima, un filo emozionale che accompagna tutto il libro: per mano a nonno Umberto, che cento anni fa ha scritto il diario rimasto nei ricordi familiari.

brossura, 287 pagine.
Disponibilità: sì

La Metamorfosi di Montemurlo. Memorie di un sindaco e altri racconti

Angiolo Menicacci, La metamorfosi di Montemurlo. Memorie di un sindaco e altri racconti, a cura di Luisa Ciardi, Fondazione CDSE editore, 2020.

Questo volume presenta, preceduta da un’introduzione critica sul contesto socio-economico dell’area prateseLa metamorfosi di Montemurlo, ovvero le memorie inedite di Menicacci sindaco, sulle trasformazioni epocali che hanno interessato il territorio durante le sue quattro amministrazioni: un racconto lucido, puntuale e a tratti commovente delle difficoltà affrontate, delle scelte attuate e dei valori che hanno sempre guidato Menicacci nel suo operato.
Completano le memorie un’antologia di brani tratti dai suoi inediti racconti autobiografici, conservati, come La metamorfosi, nel fondo Menicacci della Fondazione CDSE.

Angiolo Menicacci (1899-1979), di origine contadina, studente autodidatta, si forma nel villaggio fabbrica de La Briglia, dove lavora come operaio e dove si distingue successivamente come coraggioso dirigente sindacale. “Ragazzo del ’99” nella Prima guerra mondiale e iscritto al Partito comunista, partecipa da protagonista alla lotta clandestina antifascista e alla Resistenza nel pratese. Nel Dopoguerra è consigliere comunale a Prato (1946-1951) e Sindaco del comune di Montemurlo dal 1951 al 1970, incarichi che riveste con integrità morale e profonda umanità.

brossura, 95 pagine.
Disponibilità: sì, presso il Comune di Montemurlo o la Biblioteca comunale B. Della Fonte biblioteca@comune.montemurlo.po.it

Gavigno e la sua Pro Loco. Una comunità nel cuore dell’Appennino

Luisa Ciardi, Gavigno e la sua Pro Loco. Una comunità nel cuore dell’Appennino, Prato, Fondazione CDSE editore, 2019

La storia di Gavigno, borgo dell’Appennino al confine delle valli della Limentra e del Bisenzio, e della sua Pro Loco nel 50° anniversario della sua costituzione, viene ripercorsa in questa pubblicazione attraverso le vicende, le immagini e le testimonianze inedite degli abitanti del territorio. Una comunità in movimento, quella di Gavigno, tra mestieri del bosco e migrazioni stagionali, che ha vissuto anni difficili durante la Seconda Guerra Mondiale, prima con il passaggio del fronte nell’agosto del ’44 e poi con lo spopolamento del dopoguerra, ma che ha saputo rianimarsi negli anni Sessanta, con il ritorno alle origini e le ricche iniziative della neonata Pro Loco.
Il volume della Fondazione CDSE ripercorre la storia del borgo montano in un excursus che va dall’epoca romana ai giorni nostri, con foto d’epoca e memorie.

114 pagine, brossura.
Disponibilità: sì, presso la ProLoco di Gavigno – prolocogavigno@gmail.com

Voglia di libertà sull’Appennino (1750-1867)

Annalisa Marchi, Voglia di libertà sull’Appennino (1750-1867), con la collaborazione di Luciano Righetti, Prato, Fondazione CDSE editore, 2019

Voglia di libertà sull’Appennino (1750-1867) ripercorre il viaggio nel cuore dell’Appennino tosco-emiliano dell’avvocato Raimondo Leoni, commissario della Repubblica Cisalpina, durante la liberazione dei feudi di Piano dei conti De’ Bianchi, di Castiglione, dominio dei Pepoli, e di Vernio, contea dei Bardi. Sono anni turbolenti, persino in questi territori di montagna lontani dalle guerre napoleoniche che infiammano la pianura Padana. Qui, infatti, arde la stessa voglia di libertà soffocata da secoli. Raimondo Leoni ha il fascino di una personalità prorompente. Figlio di una Toscana minore, Leoni è legato a un ideale di armonia fra arte e paesaggio e si nutre delle speranze di riforma di Pietro Leopoldo, condividendo i primi palpiti di libertà dopo la discesa di Napoleone in Italia. Seguendo la storia di questo personaggio che sogna una Toscana diversa, libera e aperta al futuro, si annodano i fili sparsi di tante piccole storie, vicende e saghe familiari delle diverse realtà appenniniche. Voglia di libertà sull’Appennino (1750-1867), scritto da Annalisa Marchi, presidente della Fondazione CDSE, con la collaborazione di Luciano Righetti, è un libro di grande suggestione, arricchito da ritratti di autentica umanità disegnati da Marco Perna.

476 pagine, brossura.
Disponibilità: sì

Il Leonardo di Giorgio Castelfranco e il culto del genio nel Novecento

Il Leonardo di Giorgio Castelfranco e il culto del genio nel Novecento, a cura di Alessia Cecconi, catalogo della mostra 18 maggio – 29 settembre 2019, Firenze Museo Casa Siviero, Regione Toscana, 2019

La mostra Il Leonardo di Giorgio Castelfranco e il culto del genio nel Novecento prosegue la serie di iniziative per la valorizzazione di Casa Siviero anche come luogo della memoria di Giorgio Castelfranco (1896-1978), che proprio nel periodo tra le due guerre mondiali visse con la sua famiglia nel villino di Lungarno Serristori. Personaggio schivo e modesto, ma di grande spessore umano, morale e civile, Castelfranco è stato un grande studioso e critico d’arte. Vittima delle persecuzioni razziali, divenne protagonista della riorganizzazione amministrativa e della tutela del patrimonio culturale italiano dopo l’8 settembre del 1943. In questo piccolo volume, curato da Alessia Cecconi, direttrice della Fondazione CDSE, si ripercorre il notevole contributo da parte di Giorgio Castelfranco all’approfondimento critico di Leonardo e all’affermarsi, in modo storicamente corretto, della sua reputazione di genio universale del Rinascimento.

55 pagine, brossura.
Disponibilità: sì

La magia di Umberto Brunelleschi

La magia di Umberto Brunelleschi. Fiabe, riviste, bozzetti e costumi teatrali, a cura di Giorgio Bacci e Alessia Cecconi, Prato, Fondazione Memofonte – S.P.E.S., 2019

Il volume è il catalogo della mostra dedicata all’artista Umberto Brunelleschi, nato a Montemurlo e organizzata dal Comune di Montemurlo e dalla Fondazione CDSE (6 aprile – 2 giugno 2019). La pubblicazione ripercorre l’attività del pittore e scenografo per snodi e tagli tematici, avvalendosi di tre saggi specifici curati da Giorgio Bacci, Alessia Cecconi e Giuliano Ercoli; si divide in tre sezioni tematichelibri e riviste, bozzetti e costumi teatrali – e offre al lettore la possibilità di percorrere lo sviluppo creativo di Brunelleschi, passando dalle copertine eseguite per “Il giornalino della Domenica” nel 1908, alle illustrazioni di Le malheureux petit voyage di Gabriel Soulages del 1926, da L’albero delle fiabe con le tavole originali del 1909, ai bozzetti e ai costumi teatrali realizzati per la Turandot di Giacomo Puccini del 1940. Nel catalogo dialogano per la prima volta i bozzetti di scena e i figurini creati da Brunelleschi per la Turandot del 1940, con i costumi effettivamente realizzati in quell’occasione.

116 pagine, brossura.
Disponibilità: sì

Dispersi sì, dimenticati mai: il naufragio del Piroscafo Oria. Il caso dei soldati valdinievolini e pistoiesi

Dispersi sì, dimenticati mai: il naufragio del Piroscafo Oria. Il caso dei soldati valdinievolini e pistoiesi, a cura di Luisa Ciardi, Michele Ghirardelli, Matteo Grasso, Firenze, Consiglio regionale toscano, Edizioni dell’Assemblea, 2019

La vicenda dell’Oria è tra le tragedie meno studiate del Mediterraneo durante il secondo conflitto mondiale, nonostante risulti tra i disastri bellici più consistenti per numero di vittime. La nave mercantile partì da Rodi l’11 febbraio 1944 con un carico di circa 4000 soldati italiani che si erano rifiutati di collaborare con il regime nazi-fascista dopo l’8 settembre 1943. Erano destinati alla deportazione nei territori occupati dalla Germania nazista, ma non arrivarono mai a destinazione. Infatti, mentre il Piroscafo si dirigeva verso il Pireo (porto di Atene) fu sorpreso da una forte tempesta nella notte tra l’11 e il 12 febbraio 1944 che ne segnò il destino: l’Oria in poco tempo si inabissò, portando con sé il suo carico di uomini. Pochissimi furono i superstiti e migliaia le famiglie che ancora oggi non conoscono il triste destino di un proprio caro “disperso in mar Egeo”.
La presente pubblicazione, curata dalla Fondazione CDSE, dall’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Pistoia e dalla Rete dei Familiari delle Vittime del naufragio del Piroscafo Oria, vuole offrire un quadro sullo stato attuale delle indagini, iniziate sui dispersi toscani con il progetto regionale del 2013 e si arricchisce di un approfondimento inedito sulle vittime dell’Oria provenienti dalla zona della Valdinievole e del pistoiese

125 pagine, brossura.
Disponibilità: NO

PDF scaricabile: http://www.consiglio.regione.toscana.it/Eda/default?idc=40&Nome=zoom&Sez=&Tem=&Ann=&Par=&Pub=178

Antiche Villeggiature. Val di Bisenzio e Montepiano tra Ottocento e Novecento

A. Marchi, A. Cecconi, L. Ciardi, C. Bartolozzi, Antiche Villeggiature. Val di Bisenzio e Montepiano tra Ottocento e Novecento, Prato, Fondazione CDSE Editore, 2018.

La Toscana delle antiche villeggiature riemerge  grazie a questo libro, dedicato a quei borghi dell’Appennino settentrionale che, dalla seconda metà dell’Ottocento, furono amati luoghi di soggiorno estivo e vacanze borghesi. È in questo scenario che il fascino della natura della Val di Bisenzio e di Montepiano iniziò ad attrarre turisti, escursionisti e villeggianti dalla Toscana e da tutta l’Italia (in alcuni casi anche dall’estero). Ne nacque una moda che si aggiunse alla secolare frequentazione da parte delle famiglie signorili fiorentine che trascorrevano i periodi estivi nelle sontuose ville-fattorie di campagna della Valle.

La Fondazione CDSE, con il sostegno della Regione Toscana e la collaborazione dei comuni di Vernio, Vaiano e Cantagallo, riporta alla luce una storia di grande suggestione e attualità, grazie ad anni di ricerca in archivi pubblici e privati e a una lunga e capillare campagna di memoria partecipata. Questo volume ne è il frutto, grazie al quale riprendono vita la Valle, la comunità di allora e un’intera epoca, anche attraverso un eccezionale, e in gran parte inedito, apparato iconografico.

323 pagine, brossura.
Disponibilità: sì

Montepiano. La stagione degli artisti

Montepiano. La stagione degli artisti. Memorie e visioni di Bertacchin, Breddo, Burattin, Mazzetti, Saetti, a cura di Comune di Vernio – Fondazione CDSE, catalogo della mostra (San Quirico di Vernio – Montepiano, 28 luglio – 9 settembre 2018), Prato, Fondazione CDSE, 2018

In occasione della mostra antologica organizzata dal Comune di Vernio e dalla Fondazione CDSE, questa pubblicazione è dedicata a quegli artisti che hanno legato il loro nome e la loro produzione a MontepianoBreddo, Bertacchin, Burattin, Mazzetti, Saetti: personaggi che hanno vissuto lunghi periodi della propria esistenza a contatto con la natura incontaminata di questa parte dell’Appennino, a contatto con la gente del posto. Ognuno di loro, in modi diversi, ha tratto vivida ispirazione da Montepiano, facendo proprio lo spirito artistico che anima il borgo e lasciando un segno tangibile nella memoria di questi luoghi.

48 pagine, brossura.
Disponibilità: sì

La tela di Sonia. Affetti, famiglie, arte nelle memorie di una maestra ebrea

La tela di Sonia. Affetti, famiglie, arte nelle memorie di una maestra ebrea, a cura di Marta Baiardi, Alessia Cecconi, Silvia Sorri. Fondazione CDSE, Istituto storico toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea, Giuntina, 2017

A ottant’anni dalle Leggi Razziali fasciste, in vigore dal 1938, le memorie di una giovane maestra allora ventenne e oggi centenaria, Sonia Oberdorfer, svelano quale violento impatto abbiano prodotto sulla vita e sul mondo degli ebrei fiorentini e toscani di allora.
La tela di Sonia, appena pubblicato per i tipi della Giuntina, dall’Istituto storico della Resistenza in Toscana e dalla Fondazione CDSE, è una storia di affetti quotidiani ed eventi epocali, guerre e persecuzioni, in cui compaiono anche personalità del mondo culturale e artistico, che si incontrano nelle pagine dattiloscritte dall’insegnante vissuta tra Firenze a Genova, la quale – con la sua famiglia – riesce fortunosamente a sfuggire alla deportazione di massa.
Le vicende di Sonia e della sorella Lea, licenziate dalla scuola in cui insegnano, s’intrecciando a quelle dei numerosi personaggi che animano questa grande tela. Lo zio Giorgio Castelfranco, storico dell’arte cacciato dalla direzione delle collezioni di Palazzo Pitti, il padre licenziato dalle ferrovie, i cugini Giovanna e Paolo Castelfranco i quali, da un giorno all’altro, partono prima per la Svizzera, poi per gli Stati Uniti, salvandosi grazie alla vendita della preziosa e ineguagliabile collezione dei De Chirico di famiglia. Gli amici di tutti i giorni che, asserviti al fascismo, tradiscono consuetudini e affetti, ma anche quelli più fedeli, come Rodolfo Siviero, che resteranno un punto di riferimento per Castelfranco e la sua famiglia.
Il volume, curato da Marta Baiardi, Alessia Cecconi e Silvia Sorri, è stato presentato in occasione del Giorno della Memoria 2018. Si tratta di un affresco esistenzialedoloroso e lucido, ma anche ironico dove riprendono vita quelle abitudini e quella quotidianità di una famiglia della piccola borghesia ebraica nella prima metà del Novecento spazzate via dall’avvento delle Leggi Razziali.

207 pagine, brossura.
Disponibilità: sì

Tesori in guerra. L’arte di Pistoia tra salvezza e distruzione

Alessia Cecconi, Matteo Grasso, Tesori in guerra. L’arte di Pistoia tra salvezza e distruzione, Pisa, Pacini, 2017

I capolavori artistici di Pistoia, minacciati dalle bombe alleate e dalle requisizioni tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale, furono protagonisti di una vera e propria fuga per la salvezza, intrecciando le loro vicende a quelle delle opere fiorentine. Grazie a una lunga ricerca in archivi pubblici e privati, gli autori della pubblicazione hanno ricostruito per la prima volta la storia di come furono messi in salvo i capolavori del Duomo, il pulpito di Giovanni Pisano di Sant’Andrea, le preziose tavole del Museo civico fino ai tesori di San Giovanni Fuorcivitas, primo tra tutti la Visitazione di Luca della Robbia.
Ci troviamo coinvolti da un racconto intenso che parla di speranza ma anche di terribili distruzioni. La corsa contro il tempo per salvare le opere simbolo della città corre parallela alla narrazione delle pesanti devastazioni che colpirono il patrimonio monumentale di Pistoia: intrecciando le lettere dei protagonisti alla stampa locale e ai report dei monuments men alleati, si ricostruisce per la prima volta il quadro completo e sistematico di tutte le distruzioni nel centro storico cittadino.
La ricerca  ha portato alla luce anche un patrimonio fotografico quasi completamente inedito. Gli eccezionali scatti dell’epoca accompagnano il racconto delle protezioni costruite a difesa di chiese e palazzi, delle distruzioni dei bombardamenti alleati, di dipinti e sculture rifugiati nelle ville di campagna, a Poggio a Caiano e a Pian di Collina a Santomato, fino alla vicenda delle robbiane requisite e trasportate in Alto Adige dall’esercito tedesco in ritirata.

134 pagine, brossura.
Disponibilità’: sì